Giovanni Falcone. “La mafia tra criminalità e cultura”. Interviste

23 maggio 2015

Ventitré anni fa moriva il giudice Giovanni Falcone, insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Un’orrenda esplosione distruggeva, insieme ad un tratto di autostrada siciliana, le vite di chi svolgeva, ognuno nei propri ruoli, il proprio impegno nel rendere migliore la convivenza civile, sulla strada della legalità.

Sulle strade delle città italiane, da ventitré anni, sono passate le tante vite di chi, stringendo tra le dita fiori e striscioni, ha chiesto la verità, la giustizia e la legalità.

Tutti questi anni non sembrano trascorsi quando si leggono le interviste rilasciate dal giudice Falcone. Nelle sue parole, semplici, dirette, non tecniche, da naturale comunicatore attento quale era, troviamo un messaggio sempre attuale e a tutti accessibile. Qui è la forza del suo lavoro, la capacità di sapere leggere i fatti nel loro contesto, in modo che altri, uomini di buona volontà, dopo decenni, trovassero ancora spunti di indagine, insieme all’analisi dell’organizzazione criminale mafiosa e ad attualissime chiavi di lettura storica e culturale del nostro Paese.

Il lavoro del giudice Falcone, svolto insieme ai colleghi che, prima e dopo, furono uccisi efferatamente, è vivo e colpisce l’attenzione di chi lo legge per quelle che, più di vent’anni fa, erano preziose intuizioni e, insieme, il frutto di accurate inchieste, condotte lontano dai palcoscenici, e riferite alla stampa dopo i processi.

Nella ricorrenza dell’orribile attentato, leggiamo e diffondiamo il testo dell’intervista, raccolta nel maggio 1989 da Giovanna Fiume pubblicata su Meridiana n. 5 dello stesso anno, a Giovanni Falcone, allora giudice dell’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo – fonte http://www.rivistameridiana.it – e riportiamo queste lungimiranti parole:

 “Mi è capitato di sentirmi dire da un illustre sociologo italiano che la mafia è un insieme di famiglie in perenne lotta l’una contro l’altra, che hanno come esclusivo il fine di lucro, una coorte di lazzaroni senza né capo né coda. Se fosse realmente così, sarebbe un gioco da ragazzi venirne a capo. Vi è una certa insofferenza nel resto dell’Italia a prendersi carico di questo problema, perché manca la consapevolezza che si tratti di un fenomeno nazionale e ciò non solo per l’accresciuta entità del fenomeno, ma perché realmente sta infiltrandosi in tutto il territorio dello Stato.”Giovanni Falcone maggio 1989 LEGGI TUTTO

Giovanni Falcone. “La mafia tra criminalità e cultura”. Intervisteultima modifica: 2015-05-23T01:26:50+00:00da aldo251246
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