Illegalità all’ombra della legalità, mafia hunderground e sinistri avvertimenti

 

 

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RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO

Pubblichiamo la nuova intervista concessa da Baldassare Bonura, imprenditore palermitano costretto nel 1985 al fallimento, ed alla perdita dei suoi beni e dell’attività alberghiera, per non essere sceso a compromessi con la lobby mafiosa- politica-imprenditoriale che negli anni ’80 si consolidava nel tessuto economico siciliano.
Erano gli anni del boom edilizio e degli appalti miliardari, pubblici e privati; erano pure gli anni del “sacco di Palermo”, delle esattorie colluse e delle banche dal fido facile. Erano ancora gli anni in cui si fecero strada, non senza difficoltà, le indagini che rompevano per la prima volta il muro dell’omertà, grazie anche alla collaborazione dei primi pentiti che qualcuno voleva far passare per “pazzi”, e che portarono al maxiprocesso.

 

24.03.2008 – Tratto dal blog

Pubblichiamo la nuova intervista concessa da Baldassare Bonura, imprenditore palermitano costretto nel 1985 al fallimento, ed alla perdita dei suoi beni e dell’attività alberghiera, per non essere sceso a compromessi con la lobby mafiosa- politica-imprenditoriale che negli anni ’80 si consolidava nel tessuto economico siciliano.
Erano gli anni del boom edilizio e degli appalti miliardari, pubblici e privati; erano pure gli anni del “sacco di Palermo”, delle esattorie colluse e delle banche dal fido facile. Erano ancora gli anni in cui si fecero strada, non senza difficoltà, le indagini che rompevano per la prima volta il muro dell’omertà, grazie anche alla collaborazione dei primi pentiti che qualcuno voleva far passare per “pazzi”, e che portarono al maxiprocesso.
Poi le stragi fermarono chi stava indagando sulle piste del riciclaggio del denaro illecito nelle imprese, e degli appalti al ribasso, e soprattutto sul patto scellerato tra mafia e imprenditoria grazie a politici contigui al malaffare. In questi giorni arresti e avvisi di garanzia, nel mondo del commercio e degli investimenti, e delle pubbliche istituzioni a tutti i livelli, confermano che Giovanni Falcone e Paolo  Borsellino, prima di rimanere vittime delle stragi nel ’92, erano molto vicini ad indagare sui manager della mafia che, ben lontani da formaggi e campagne, si cominciavano ad occupare di business internazionali e di politica.
In questi giorni l’imprenditore Bonura, a seguito delle denunce sporte contro mafiosi, prestanome, avvocati e magistrati, è stato oggetto di una chiara intimidazione mafiosa: la sua utilitaria è stata danneggiata e resa inutilizzabile, dopo essergli stata rubata sotto casa.
Le foto che documentano l’accaduto sono pubblicate sul blog nel post “Azione-Reazione” http://latuavocelibera.myblog.it/archive/2008/10/30/dopo-la-denuncia-effetti-collaterali-senza-avvertenza.html che denuncia alle pubbliche autorità palermitane le recrudescenze di stampo mafioso che non a caso stanno colpendo molti cittadini, politici e non, in questi giorni pre elettorali, come già accaduto presso il centro di don Pino Puglisi dove il pulmino è stato più volte danneggiato nelle ultime settimane.
Forse certi malumori nascono perché c’è più gente onesta che oggi ad [b]Alta Voce[/b], anche grazie ad Internet, dice “Basta!” all’acquiescenza e, soprattutto, all’illegalità che a Palermo è diventata la prassi negli affari e in certi canali delle aule di giustizia[/b].

Raccomandata AR inviata alla Guardia di Finanza – GICO di Palermo il 19 maggio 2007 avente ad oggetto la denuncia sporta alla Polizia il 3 maggio 2007 giorno in cui l’auto fu rubata e poi rinvenuta da una volante della Polizia, a seguito della tempestiva segnalazione di Baldassare Bonura

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Immagini dell’utilitaria ridotta a rottame ed abbandonata

 
 
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Da allora non si è avuto alcun riscontro investigativo né alcuna comunicazione dalla Prefettura di Palermo informata nella persona dell’allora Prefetto di Palermo dott. Giosuè Marino.

 

 

L’INTERVISTA

D. Signor Bonura cosa è accaduto dopo le ultime denunce sporte in merito alla vicenda del suo fallimento?[/b]

R. Su fascicoli, denunce, documenti e testimonianze, nonostante siano stati confermati da notizie giornalistiche su indagini in corso per reati di mafia proprio sui soggetti da me denunciati, inspiegabilmente è calato il silenzio della Prefettura, degli organi giudiziari e delle forze dell’ordine presso cui avevo inoltrato gli ultimi esposti.

D. Quali sono stati i risultati dei suoi esposti?

R. Il solo risultato è stato l’ultimo atto intimidatorio compiuto a danno della mia utilitaria che, dopo essere stata rubata presumibilmente nella notte del 2 maggio scorso, visto che alle otto del mattino non era più sotto casa, e che, nel pomeriggio, è stata rinvenuta dalla polizia in una stradina della zona Dogali, con urti, graffi e danni al motore tale da essere inutilizzabile.
Questo è l’ultimo dei numerosi episodi dopo l’andirivieni di cosiddetti “sensali” mandati dal gruppo imprenditoriale da me denunciato affinché non proseguissi nelle denunce, dopo le pressioni  affinché accettassi del denaro, dopo le telefonate anonime ed i messaggi inquietanti lasciati nella segreteria telefonica del cellulare, e dopo le “suonate” con la fisarmonica fatte sotto casa da zingari e finti nomadi appostati sotto la mia abitazione, o presso la scuola di mio figlio, per seguire gli spostamenti di tutta la mia famiglia.
Questo dimostra che Palermo è una città dove le parole “sicurezza” e “legalità” hanno perso tutta la loro valenza, lasciando il posto alla legge non scritta dell’intimidazione e del silenzio.

D. A quali Istituzioni si è rivolto dopo questi ultimi gravi avvenimenti?

R. Ho già fatto esposto-denuncia alla Prefettura, confermando quanto sia stata superficiale e scarsa l’attenzione rivolta alla mia vicenda, anzi il Prefetto ha anche ritenuto “delatorie” le mie denunce sporte alle procure di Palermo, Catania e Caltanissetta.
Confido, tuttavia, nella Presidenza della Repubblica, già attenzionata sull’accaduto, unitamente al Ministero dell’Interno, affinché sia fatta luce sui mandanti di questo ennesimo avvertimento, e perché siano svolte con celerità le indagini dagli organi competenti già informati da più di tre anni complessivamente, tra fatti nuovi contestati, rinvii e richieste di “archiviazione” anomale jn quanto controfirmate stranamente da giudici diversi nonostante si trattasse della stessa istruttoria. Si dovrà chiarire una volta per tutte, dopo ventidue anni, il perché del mio fallimento, e, soprattutto, perché la procedura fallimentare sia ancora incredibilmente aperta, negandomi il diritto di essere riabilitato e di poter affrontare qualsiasi altra attività.

D. Il Prefetto di Palermo Giosuè Marino ha affermato, nel corso dell’audizione alla Commissione Affari Costituzionali della Camera che “la mafia oggi punta sull’antimafia per accreditarsi e che porta avanti i suoi obiettivi in modo defilato, hunderground”. Lei, nel corso della sua vicenda, ha avuto questo tipo di riscontro?

R. Si, posso confermare che amministratori di giustizia e pubblici ufficiali non sempre riescono ad espellere dal tessuto della legalità i corpi estranei che poi generano malaffare e illecito arricchimento.
Tengo a precisare, inoltre, che non ho alcun pregiudizio né remora personale nei confronti del dott. Marino, ma nei fatti, la mia denuncia, firmata e reiterata, è stata considerata presso gli organi prefettizi “delatoria e priva di fondamento” come da lettera consegnatami “brevi manu” e mai fattami recapitare al mio domicilio. Eppure, poco tempo dopo, sia il Prefetto che il Comando dei Carabinieri competente sono stati smentiti clamorosamente da sequestri di denaro, da arresti e da indagini proprio su soggetti da me indicati già da prima come contigui alla mafia, esponendomi maggiormente al pericolo di ritorsioni. Inoltre, nell’ampia e dettagliata documentazione prodotta agli organi investigativi, ho indicato il collegamento tra capimafia, sindaci, consiglieri comunali, avvocati  e imprenditori.

D. Si riferisce ad un fatto specifico?

R. Certamente. Io stesso ho più volte denunciato al Prefetto ed alla Procura di Palermo la collusione tra professionisti, centri-studi antimafia, sindaci collusi e gruppi commerciali della grande distribuzione. Oggi è lo stesso Prefetto che dice “questa è Palermo, un territorio in cui la mafia controlla flussi di denaro, occupando centri di potere, pubblici e privati, in maniera occulta, ed evita di dare nell’occhio accreditandosi nelle istituzioni e nell’antimafia”. Ebbene era questo che io avevo denunciato più di un anno fa, ricevendone invece discredito e silenzio. Eppure anche il giudice Paolo Borsellino, che fu giudice istruttore nel corso della mia vicenda politico-giudiziaria, aveva già riscontrato il pericolo reale di forti commistioni tra amministratori della cosa pubblica e uomini di cosa nostra.

Qual è l’oggetto delle sue denunce?

Nel gennaio 2005 avevo denunciato, all’allora procuratore Grasso, le prove documentali ed i fascicoli delle indagini svolte dal GI.CO. della Guardia di Finanza di Palermo nel 1994. Prove e documenti erano, peraltro, già presenti negli esposti-denuncia del 2002 e poi del 2003. Insieme ai gravi fatti nuovi che via, via contestavo, veniva fuori lo spaccato di quella realtà siciliana che ora è quotidianamente sui giornali: le criminogene congreghe di stampo mafioso colleganti colletti bianchi di ogni tipo, logge, professionisti, faccendieri e prestanome, tutti soggetti ben noti nell’ambiente “perbene” siciliano e che operano indisturbati sul confine tra lecito  e illecito. Eppure le mie denunce sono state archiviate. E anche dopo avere reiterato gli esposti per le ingiustificate archiviazioni, l’effetto è stato quello di continuare a vedere riconfermati nei loro incarichi i soggetti denunciati, e anzi alcuni sono stati promossi ad incarichi superiori.

D. Insieme alla Prefettura e all’Arma dei Carabinieri, anche Libero Grassi ha rivolto ultimamente alla cittadinanza ed ai commercianti l’appello a denunciare estorsioni e intimidazioni, senza però ottenere grandi riscontri. C’è forse un difetto di comunicazione tra Istituzioni e cittadini?

R. Credo che, nei fatti, alle denunce non segua in modo veloce un’operazione d’indagine, così, nel frattempo, chi denuncia rimane stretto nella morsa dei problemi contingenti e del pericolo reale dopo essersi esposto. Infatti presso gli organi giudiziari palermitani non è tempestivo il supporto delle misure di prevenzione e sostegno, e non dimentichiamo che in molti hanno lamentato di aver denunciato per poi ritrovarsi soli tra lo strozzino sotto casa ed il dissesto economico che grava sulla famiglia.

D. Oggi cosa chiede alle Istituzioni?

R. Sia la magistratura che le pubbliche amministrazioni devono mostrare con fermezza la volontà di procedere ad un repulisti profondo al loro interno, inviando ai cittadini un messaggio preciso: “fuori la mafia dalle Istituzioni”. Solo così si può dare inizio ad un lungo processo di arginamento del malaffare, con l’obiettivo, nel lungo termine, di indurre ai margini della società tutti i soggetti collusi e socialmente pericolosi. Si tratta di un percorso di cambiamento certamente lungo e complesso, ma credo che i tempi siano maturi e che i cittadini onesti siano ormai ben consapevoli di quanto sia nocivo per la convivenza civile l’inquinamento mafioso degli ambienti istituzionali.

24.03.2008

Redazione blog www.la-tua-voce.it

Aggiornamento

Riciclaggio, chiuse indagini su avvocato e tributarista

In BreveLa Procura ha chiuso l’indagine nei confronti dell’avvocato Giovanna Livreri e del tributarista Gianni Lapis, imputati di truffa e favoreggiamento.
Secondo le nuove accuse, la Livreri avrebbe convinto due clienti, Maria D’Anna e la figlia Monia Brancato, di essere indagate in un procedimento penale e si sarebbe fatta consegnare, per difenderle, 200 mila euro.

Fonte: Giornale di Sicilia
9.06.2007

Illegalità all’ombra della legalità, mafia hunderground e sinistri avvertimentiultima modifica: 2008-10-26T11:27:00+01:00da aldo251246
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