STORIE VERE, “Stelle bruciate”

stelle hotel

 

Ustica, estate 1980. Gli elicotteri volteggiano bassi nel primo sole mattutino che brilla sulla superficie del mare. All’orizzonte si intravedono motovedette e alcuni battelli su cui concitatamente gli uomini si sporgono alla ricerca di oggetti personali e di corpi. Sono quelli dei passeggeri del DC 9 Itavia abbattuto nei cieli di Ustica ad estate appena iniziata. Neanche il faro dell’isola è stato in grado di cercare quei corpi nella notte.

Borse aperte che galleggiano, effetti personali, peluche e zainetti da mare, strappati e inzuppati, riaffiorano e galleggiano.

Dalla “Perla nera” qualche barca di pescatori rema silenziosa verso le acque della tragedia. Sull’isola nessuno ha visto, nessuno ha alzato lo sguardo verso il cielo che la notte prima ha inghiottito passeggeri ed equipaggio di un aereo civile italiano; né c’è ancora un radar sull’isola che possa aver registrato il tracciato dell’aereo civile prima dello scoppio e dello schianto nei fondali delle 36 miglia di mare tra Ustica e Palermo.

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Al centro dell’isola, intanto, le ruspe hanno ripreso i lavori, nonostante i primi intralci burocratici frapposti dall’amministrazione comunale. Nel cantiere sono già stati avviati i lavori per la costruzione in cemento armato del più grande Hotel **** esistente in paese, a due passi dalla Chiesa, tra vicoli e viuzze, piccole case di pescatori e palazzine di ex confinati. Al centro, a due passi dalla piazza, da sempre ritrovo di qualche turista, e degli anziani isolani ai tavolini del bar, sorgerà un complesso alberghiero di due edifici, ciascuno di cinque piani comunicanti attraverso un passaggio sotterraneo lungo sette metri, con ascensori a pistone e con pannelli solari, con due ristoranti e arredi del Basile, e con una terrazza che domina sul mare, e svetta sulla dirimpettaia casa della madre del sindaco che nel frattempo è diventata una pensione che offre un letto a turisti di passaggio.

Il progetto edilizio e la conduzione delle opere vengono diretti dai Bonvento, di cui Giovanni, il più giovane dei quattro fratelli, rinuncia ad intraprendere la carriera del padre generale d’armata, e decide di abbattere la villa nobiliare ereditata dalla zia, unica donna dell’isola ad essere stata sindaco, e per trent’anni, e che emise nel ’61 l’ordinanza che abolì il confino di malavitosi e soggetti ritenuti pericolosi trattenuti coattivamente sull’isola durante il regime fascista.

Bonvento investe patrimonio familiare e sogni, l’Hotel **** farà sbarcare ad Ustica turisti d’elite, stilisti e personaggi del mondo dello spettacolo, tra questi anche il re del quiz all’italiana.

 

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Il progetto desta interesse, la Regione approva il finanziamento riconoscendolo come opera di “pubblica utilità”, i giornali locali pubblicano recensioni favorevoli, anche la Sovrintendenza di Palermo approva il progetto, il Comando dei Vigili del Fuoco rilascia il visto, e viene approvata la licenza per attività turistico-alberghiera insieme al parere positivo di una perizia tecnica eseguita sull’immobile da un architetto incaricato dalla stessa amministrazione comunale dell’isola, le banche accendono il mutuo.

Manca solo il rilascio del certificato di abitabilità a garanzia dell’erogazione delle somme sino all’ultimazione delle opere; sarà questo il tallone d’Achille di un albergo che rimane aperto solo per due stagioni.

Nel 1985 parte dalla Sezione fallimentare del Tribunale di Palermo l’ordinanza di sequestro e la dichiarazione di fallimento che brucia il patrimonio di famiglia e l’impresa alberghiera di Bonvento in breve tempo.

17 settembre 1985. L’estate è ancora in corso, sull’isola sbarcano giudice e curatore fallimentare che appongono i sigilli all’albergo di Bonvento mettendo alla porta turisti e valige, e intimando al  Bonvento di “lasciare ben pulite le cucine”. 

La società di Bonvento è dichiarata insolvente, le banche non erogano più il mutuo perchè manca il certificato di abitabilità, che il neo sindaco di Ustica, nipote dell’ex sindaco albergatore Villici, non rilascia con l’espediente di un falso verbale di sopraluogo che, invece, è solo una presunta visita informale fatta da un tecnico comunale che, sporgendosi al di là della recinzione del cantiere dei Bonvento, nega che le opere di costruzione siano iniziate.

Anche il documento dell’ufficio tecnico comunale attestante l’avvenuto sopraluogo è falso, e il tecnico Fedele che lo ha firmato, intanto, viene sospeso e messo sotto inchiesta per interessi privati in atti d’ufficio come presunto prestanome della locale impresa edilizia impegnata nella costruzione di varie attività ricettive concorrenti a quella dei Bonvento. Prima puntata

STORIE VERE, “Stelle bruciate”ultima modifica: 2009-06-07T11:29:00+02:00da aldo251246
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