Hotel San Bartolomeo. Il Comune di Ustica non lo ha mai usato.

Le foto non recano didascalie perchè sono eloquenti

Prima puntata

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Il Comune di Usticanon ha mai utilizzato l’hotel San Bartolomeo 4 stelle né per finalità di pubblica utilità né “come magazzino (come è arrivato a sostenere in sede di recenti ricorsi) dopo avere osteggiato da più di tre decenni l’albergo con una sequela di speciose quanto non legittime ordinanze amministrative, smentite da accertamenti tecnici e peritali svolti in sede di procedure penali.

Una per tutte quella autorizzata dall’ allora G.I. Dott. Paolo Borsellino, intervenuto nella vicenda a seguito di denuncia del Sig. Baldassare Bonura per difendersi dagli ostacoli che sindaci e amministratori sferravano per primi.

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C’erano anche periti esterni, architetti e geometri, incaricati dallo stesso Comune di esaminare e trovare il pelo nell’uovo tra i certificati dell’hotel, che poi smentivano clamorosamente sindaco e U.T.C., accertando, invece, la piena efficacia della concessione edilizia, così come la piena conformità dell’intero immobile ai progetti vidimati dagli Uffici del Genio Civile. Tanto che oggi, mentre ad Ustica le scuole medie ed elementari, costruite negli stessi anni dell’Hotel (1980) sono clamorosamente risultate prive di fondazioni e non antismiche, e oggi chiuseil San Bartolomeo, invece, è l’unico hotel costruito sin dalle fondamenta in struttura intelaiata in cemento armato secondo tutti gli articoli della legge nazionale n. 64 del 2 febbraio 1974 vigente in zona sismica. L’unica cosa che l’Hotel ha in comune con le scuole è che è chiuso, sprangato da decenni, e non è un buon presagio per gli studenti.

Il Comune di Ustica ha fatto chiudere l’Hotel, negando la dovuta abitabilità e comunicandone illegittimamente il diniego alla Banca Nazionale del Lavoro che, come da clausola contrattuale, bloccò al sig Bonura l’erogazione mutuataria prevista per 1 miliardo e settecento milioni di lire con mutuo regionale del turismo, distruggendo una florida e innovativa azienda alberghiera che, nel 1984 e nel 1985 offriva 100 posti letto nel centro storico, con impianti solari, con tutti i locali climatizzati e con filodiffusione, con due ristoranti, con piano bar e roof garden, con impianti di lavanderie e stirerie industriali a vapore (altro che vecchi ferri con manici di sughero…), con vani adibiti a celle frigorifere, con due terrazze affacciate sul mare, con due ascensori a pompa e un montacarichi, con garage e stanze per i dipendenti.

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Non pago di tutto questo, il Comune, sotto le trentennali amministrazioni Licciardi, nel corso delle procedure giudiziarie tutt’ora pendenti in Appello per i prossimi due anni  e, invero, oltre il 2018, se ne è impossessato nell’ aprile 2002 forzando  i sigilli (catene e catenacci) della curatela fallimentare, che a nome dei Bonura allora amministrava il bene e che aveva col Comune giudizi amministrativi pendenti, e rompendo gli avvisi del Tribunale di Palermo affissi sui cancelli; ma ad oggi  il Comune non lo ha mai effettivamente utilizzato. A meno di non mostrare alcun rispetto per i suoi cittadini utenti vista la fatiscenza a cui ha ridotto hall, stanze e scantinati.

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Come da foto l’Hotel ha gli ingressi sprangati da lastre di amianto appoggiate sulle cancellate esterne agganciate con fil di ferro; nelle sale le ragnatele tracciano il percorso tra una stanza e l’altra; la mobilia e l’intero corredo alberghiero (tutti beni mobili che la curatela aveva rendicontato con vendita fatturata per “euro ventimila”sono ancora lì impolverati e preda di termiti; le caditoie delle terrazze  sono state lasciate aperte di proposito sicchè l’acqua piovana entra e scende giù per le tubature sin nei piani terra; le stanze, tra letti disfatti e lenzuola stropicciate, sono un pullulare di scope lasciate sui letti e palette gettate qui e là tra vetri rotti, vecchie bottiglie di acqua minerale riverse sui tavoli,   tristi indizi di passaggi di qualche “latitante per caso” finito lì tra i corridoi e i piani cantinati comunicanti dell’hotel;dalle terrazze lasciate spalancate, incorniciate da contorte colonne di sedie, tavolini e ombrelloni disordinatamente posti uno sull’altro, è stato lasciato libero l’ingresso a piccioni e colombe i cui escrementi da più di un decennio sono ormai giunti sino alle scale antistanti la hall, fetidi tappetti simbolo del disprezzo che il Comune cova e nutre per questo hotel sin dal suo nascere.

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Mancano, qui e la’, porte, cabine docce e infissi, che, stanchi di stare al chiuso, hanno deciso di fare una corsa in giro per l’Isola…Un belvedere davvero, un posto accogliente da dare in comodato a qualche associato… foto 18

Davvero riesce difficile far credere che l’immobile sia stato usato “per fini pubblici, come qualche memoria legale racconta ai Giudici in narrativa di stucchevoli ricorsi. Gli impianti idraulici non funzionano perché qualcuno, nel frattempo, ha portato via i motori; così come è scomparso il cavo elettrico di 1500 metri che il Sig, Bonura aveva acquistato personalmente al modico prezzo di un appartamento (14 milioni degli anni ’80) e la cui posa era stata fatta dalla ditta elettrica locale pure dietro costosissimo contratto.  Nei piani scantinati, in fondo, non c’è niente di dolce ma le acque reflue che filtrano da più di un decennio dalle bucate condotte fognarie del Comune. C’è mancato poco che l’hotel non diventasse La casa del bravo Sergio Endrigo, bello davvero…ma prima dello scempio!

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Davvero un bruttissimo biglietto da visita per un’ Isola che vuole essere green e veloce, un retroscena di una storia buia che non solo non si è chiusa ma che scriverà ancora tante pagine: sui conti salati che presto i  responsabili delle scempio dell’hotel dovranno pagare; sull’uso sciente di false certificazioni a danno degli imprenditori onesti;  sui veri abusi giustificati per quelli del giro giusto; sui principi del foro che si spacciano per mediatori di pace, per il bene dell’Isola, mentre tramano perché tutto sia perso e tanto …tanto ancora…

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Perciò, visto lo stato di grave deterioramento dell’Hotel San Bartolomeo, qui reso pubblico a tutta la cittadinanza (viste le numerose richieste inoltrate al proprietario di poterlo finalmente vedere), abbandonato a sé stesso, mentre c’è chi ci specula progettando risanamenti milionari, il Sig. Baldassare Bonura, Aldo per gli usticesi, da legittimo proprietario si farà carico del risanamento dell’immobile, che non ha danni ai cementi armati, ma più che decennali segni di incuria e di mancata manutenzione ordinaria, per restituirlo alla collettività col decoro originario, riportandolo allo stato di idoneità igienico-sanitaria che la ASL di Palermo gli aveva certificato, e al confort che lo aveva contraddistinto e pubblicizzato per questo dalle migliori agenzie di viaggio; perché ancora vuole credere, al di la della vergognosa trentennale vicenda giudiziaria, che in quest’Isola ci sia qualcosa di buono, pulito e trasparente come le sue acque.

foto 22   foto 23 Alla prossima puntata…

Hotel San Bartolomeo. Il Comune di Ustica non lo ha mai usato.ultima modifica: 2016-11-08T01:42:05+00:00da aldo251246
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